Scala mobile
La scala mobile è un sistema di adeguamento dei salari ai prezzi dei beni al consumo che fu adottato
sin dal principio della repubblica italiana.
All'inizio questo apparteneva solamente ad alcune categorie sindacali, mentre dalla seconda metà degli anni settanta, grazie ad accordi bilaterali fra i vari sindacati e Confindustria, la formula è stata estesa a tutti i lavoratori.
Questo è stato abrogato lo scorso decennio dal governo Amato, giacché il meccanismo di adeguamento dei salari era incompleto ed inadeguato, e non teneva conto di altri parametri macroeconomici come la variazione del PIL, o di variabili come l'alterazione della produttività.
Un altro aspetto che incombeva sulla scala mobile era l'aumento dell'inflazione, e cioè della moneta circolante all'interno del paese.
Il meccanismo che guidava la scala mobile era l'equivalenza temporale del salario reale: se, in accordo con il paniere nazionale, cioè un insieme di prezzi selezionati da esperti che rappresentano beni molto diffusi sul territorio, il livello medio di prezzi dovesse essere stato soggetto ad un aumento, il sistema della scala mobile prevedeva un adeguamento dei salari, tramite la cosiddetta indennità di contingenza, che non faceva altro che pareggiare il rapporto.
Essa veniva inoltre calcolata in ogni tipo di retribuzione, comprese liquidazioni di fine rapporto e sovvenzionamenti statali.
I rischi e le obiezioni presentate dai partiti, dopo la sua abolizione, sono varie e attaccano soprattutto gli interessi sottostanti l'abolizione della scala: per esempio, infatti, numerose formazioni della sinistra propugnano una sua reintroduzione giacché senza scala mobile i salari non vengono a loro avviso calcolati correttamente, e la classe dirigente sarebbe più libera di aumentare i propri profitti, a discapito degli stipendi dei lavoratori.
Una sorta di scala mobile ridotta è stata riapportata attraverso l'elemento distinto di redistribuzione,
un meccanismo molto simile ma disponibile solamente per i dipendenti statali.
