Crisi del luglio 2002
La crisi del luglio 2002 viene anche chiamata, in inglese, il “Stock market downturn 2002”, che coinvolse in particolare l'America del nord, l'Europa e l'Asia, cioè le regioni finanziariamente più importanti del pianeta.
La stessa, principalmente dovuta al crollo del prezzo delle azioni, segnò un momento inverso rispetto all'incremento del loro costo negli ultimi anni precedenti.
Intanto l'euro riportava un pareggio sul dollaro, che si stava lentamente svalutando.
Il momento nero di congiuntura economica, era principalmente dovuto all'assommarsi di avvenimenti negativi negli USA.
Innanzitutto possiamo citare l'esplosione della bolla delle dot.com, avvenuta nel periodo appena precedente; in secondo luogo gli scandali nelle più importanti aziende americane avevano comunque lasciato il segno: il fallimento della Enron e di Adelphia, prima di tutto.
Infine, gli avvenimenti politici degli ultimi anni contribuirono a proseguire in quell'atmosfera di incertezza creatasi dagli attacchi terroristici dell´11 settembre. Gli improvvisi picchi negativi e la decrescita accelerata iniziarono nel luglio ma si protrasse fino all'autunno, dove raggiunsero i livelli, rispettivamente per Dow-Jones e Nasdaq, di quattro e di sei anni prima.
Il Dow-Jones, perse circa il 27% da inizio anno mentre il Nasdaq, ancora più colpito dalla crisi e di intrinseca instabilità, raggiunse addirittura un decremento del 44%.
Intanto la Worldcom e altre compagnie colpite dalla crisi dichiararono giuridicamente il proprio fallimento, cercando davanti al tribunale degli Stati Uniti di ricorrere a misure di emergenza per limitare i danni.
Questa crisi finanziaria che colpì il colosso fu la più grave della storia degli USA.
Infatti l'azienda, che grazie alle leggi statunitensi poté evitare di chiudere i battenti, era proprietaria di circa metà delle reti di telecomunicazione mondiali, oltre che di altri servizi informatici e del campo di elaborazione dati.
