Crisi asiatica del 1997

La crisi delle cosiddette tigri asiatiche, cioè quei paesi dell'estremo oriente che dagli '80 vedono il loro paese in crescita del circa 7% annuo, ebbe inizio in Thailandia, il giorno del 2 luglio 1997.
Qui il governo decise, tramite la banca nazionale, di slegare la propria moneta dalla parità aurea fino ad allora propostasi, essa cominciò ad oscillare, non potendo più reggere alla bolla speculativa creatasi.
La crisi si propagò con gravi conseguenze anche a Taiwan, Malesia, Indonesia, Corea del Sud, che dovettero slegare anch'esse le proprie valute dalla parità aurea.
L'effetto a catena ebbe una rapidità impressionante anche perché gli investitori, in preda al panico, ritirarono in maniera più veloce possibile le proprie azioni e capitali, dando vita a un fenomeno collettivo di ampia portata.
La crisi che ha colpito questi paesi non ha una spiegazione unica e ben circoscrivibile, perché effettivamente la situazione economica e politica sembrava molto più stabile che nel caso di altri grossi tracolli del passato.
Alcuni ripongono la spiegazione nelle banche e nel loro insufficiente sistema di credito, il quale scarseggiava palesemente e non era adeguato alla crescente economia.

Altri invece considerano la situazione in maniera più complessa.
Innanzitutto uno degli errori viene indicato nella precoce liberalizzazione del capitale, in anticipo sulla fluttuazione monetaria.
Infatti è certo che la parità, in economie così aperte al mercato, non potesse essere il sistema migliore di politica monetaria.
Inoltre bisognava attuare una politica di risoluzione della crisi, soprattutto riguardo le alterazioni dei
tassi di cambio: questo purtroppo non è avvenuto, facendo breccia sugli inesperti governi locali.
Per ultimo, analizzando il problema della regione, possiamo riscontrare il minor coinvolgimento di nazioni come Giappone e Cina nella crisi.
Questo è dovuto in parte alla differenza di scelte politico-economiche delle due nazioni, che hanno deciso per maggior interessamento dello Stato nell'economia (Cina) e per un preventivo fluttuare della moneta, già dal decennio precedente (Giappone).