Bolla speculativa della South Sea

L'origine della bolla speculativa della South Sea Company è da ricercare nella conclusione della guerra di secessione spagnola: così come i principali Stati si erano gettati in questa guerra, avevano contratto, dato l'enorme impiego di risorse, ingentissimi debiti. Al principio del secolo XVIII sia lo Stato francese, che lo stato inglese, versavano finanziariamente in condizioni tutt'altro che rosee. Con queste premesse, può essere spiegata la necessità incombente dello Stato inglese, di trovare una soluzione alla propria condizione economica. Lo Stato inglese decise dunque di affidarsi alla South Sea Company, la quale era una compagnia marittima commerciale che voleva ricavare il massimo profitto possibile dalle proprie rotte verso le Americhe, avendo ottenuto un limitato benestare dal governo spagnolo, attraverso la tratta di schiavi e materiali preziosi. Anche se l'attività della compagnia non era ancora rigogliosa, molti intravidero in essa la soluzione ai propri oneri, e decisero molto ottimisticamente di acquistare in massa le azioni. Persino lo Stato inglese, nonostante la propria posizione, venne coinvolto nell'affare e lasciò in maniera graduale l'intero debito pubblico a carico dell'agenzia.

L'entusiasmo, con i lotti di azioni che venivano venduti, di volta in volta, a prezzi sempre maggiori, non poteva durare per sempre. E' infatti difficile che l'insieme dei compratori non venga influenzato dal prezzo crescente delle azioni, e che la speranza di guadagno non si tramuti in paura di eccessive perdite. Ma intanto le operazioni finanziarie continuavano, e sembrò a un certo punto che dovessero diventar ricche addirittura più persone che nella bolla speculativa dei tulipani. Per contenere questa situazione, il governo emanò il “Bubble act”, ma il provvedimento non ebbe l'effetto sperato. In pochi mesi ovviamente crollò tutto, con effetti a dire poco catastrofici sullo stesso, già traballante, erario dello Stato di sua maestà.