Prestiti ai dipendenti pubblici
I prestiti per i dipendenti pubblici sono stati i primi istituiti, all'inizio del secondo dopoguerra, nel 1950 dal Presidente della Repubblica in persona.
Attraverso di questi si affermava che gli enti e le organizzazioni statali dovessero garantire per un prestito ai propri dipendenti e di conseguenza i finanziamenti dovessero ricoprire i debiti e le insolvenze legate alla busta paga dopo un taglio del personale o in caso di decesso dell'intestatario.
La garanzia è però fornita in generale a chi non ha mai lasciato in rosso dei pagamenti, e si è sempre
onorato nel rifinanziare i prestiti.
I dipendenti pubblici per poter richiedere il prestito devono avere alle spalle almeno quattro anni di lavoro statale retribuito in busta paga.
Il contratto di lavoro del dipendente pubblico deve essere a tempo indeterminato, mentre per chi è dipendente pubblico, ma non statale, viene chiesto semplicemente un anno di prestazione lavorativa.
L'importo del finanziamento per questo tipo di dipendenti è fortunatamente calcolato in proporzione
all'anzianità lavorativa oltre che allo stipendio o all'ammontare del TFR accumulato, e permette aiuti particolari per quelle fasce di lavoratori che sembrano averne piè bisogno.
Inoltre in genere i tassi di interesse sono minori e i tempi di restituzione più agevoli di quelli offerti
dalle istituzioni private tramite i prestiti personali.
La copertura offerta dello Stato fornisce una garanzia più che valida e fa in modo che il più di questi prestiti vengano solitamente accettati.
Anche, seppur in maniera meno scontata, per chi ha avuto passate insolvenze.
Le quote dei finanziamenti vanno generalmente dai 150 ai 30.000 euro, a seconda dei bisogni e dei presupposti del richiedente.
Nuove riforme hanno inoltre varato che, di recente, l'importo dell'1% di anticipata estinzione non è più necessario mostrare il TAEG all'utente.
